Lotto N. 129

Bottega Giovanni Della Robbia

Stemma gentilizio con tre mezze lune crescenti (Strozzi?) entro ghirlanda di frutti e foglie

1520 circa
medaglione circolare in terracotta invetriata e dipinta nei toni dell'azzurro, del giallo, del verde e del bruno; lo stemma si presenta iscritto in un elegante scudo sagomato su coppa baccellata azzurra, circondato da ghirlanda di frutti e fiori in cui si notano limoni, pigne, grappoli d'uva nera e noci alternate a piccoli fiori bianchi, gialli e blu; è montato in una cornice modanata in noce lumeggiata in oro, con grande probabilità realizzata da Giò Ponti che disegnò gli arredi di Villa Vittoria (ex Villino Strozzi, ora Palazzo dei Congressi), dal 1931 dimora del noto collezionista e antiquario Alessandro Contini Bonacossi, alcuni difetti allo scudo e diffusi
diam cm 41,5
Provenienza: Collezione Contini Bonacossi
L'opera è corredata da certificato di libera circolazione
Gli stemmi e gli ornamenti araldici, realizzati per ribadire la proprietà dei palazzi signorili, sottolineare il patronato negli edifici
religiosi o le cariche assunte nei palazzi pretori di Firenze e del suo
territorio, furono un tipo di produzione che impegnò ampiamente,
tra la fine del XV secolo e gli inizi del secolo successivo, la bottega
dei Della Robbia, sita in via Guelfa, dove Andrea, nipote del
capostipite Luca, inventore della nuova arte della miolica invetriata,
continuò a lavorare accanto ai suoi numerosi figli (Marco il
Giovane, Giovanni, Luca il Giovane, Francesco e Girolamo), a cui
presto si aggiunsero anche i tre nipoti, figli di Giovanni, nonché
altri anonimi collaboratori esterni alla famiglia, al fine di poter
soddisfare le sempre più numerose richieste da parte di privati ed
ecclesiastici. Questo stato di cose rende talvolta difficile, se non
impossibile, definire una paternità precisa di queste opere.
Nell’esemplare qui proposto, se la bella coppa baccellata invetriata
in blu sembra addirittura richiamare le caratteristiche degli
esemplari migliori di Andrea, riprese e sviluppate poi da Giovanni
tra il 1510 ed il 1520, una certa corsività di esecuzione fa
propendere per una realizzazione affidata alla bottega. In
particolare, l’esecuzione meno accurata della ghirlanda, profilata da
una modanatura a ovoli, sembra quasi risentire, nella plasticità quasi
completamente diluita e nel limitato rigire compositivo, ancora più
che della vena immaginativa e decorativa di Giovanni, di certe soluzioni stilistiche della bottega rivale di Santi e Bendetto Buglioni.
€ 15.000,00 / 20.000,00
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